Scienceblogging…

1
09 2010

A quanto pare i network di blog scientifici sono uno dei settori che sembrano non risentire della “crisi” della blogosfera, e tra nuove entrate e riorganizzazioni (principalmente quella “forzata” da ScienceBlogs) si cominciava sentiva la necessità di un “aggregatore” che ponesse un po’ di ordine.

Qualcuno ci ha pensato e ha creato Scienceblogging.

Scienceblogging.org (also Scienceblogging.com) is a new central clearinghouse for all your science needs. Built by Anton Zuiker, Bora Zivkovic and Dave Munger, the page will aggregate RSS feeds from all the major (and some minor) science blogging networks, group blogs, aggregators and services. As the site develops further, it will also encompass other online (and offline) science communication efforts, including Twitter feeds, links to major scientific journals and magazines, ScienceOnline annual conference, and the Open Laboratory annual anthology of the best writing on science, nature and medical blogs.

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Giocando con i filtri di GIMP…

2
08 2010

lago delle fate edited 1 Giocando con i filtri di GIMP...

lago delle fate edited 2 Giocando con i filtri di GIMP...

lago delle fate edited 3 Giocando con i filtri di GIMP...

Le foto le ho scattate al Lago delle Fate, vicino a Macugnaga, e per modificarle ho usato un filtro contenuto nel plugin gmic4gimp.

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Mentos e Coca Cola in slow motion II…

30
07 2010


Se non vedi il video clicca qui.

(via Giavasan)

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Il collasso dell’ecosistema Scienceblogs…

22
07 2010

Iniziato come una piccola popolazione di 14 bloggers nel Gennaio del 2006, Scienceblogs è riuscito nel giro di pochi anni a diventare un vero e proprio ecosistema costituito da 80 siti a carattere scientifico, con traffico ed pagerank davvero consistenti.
Nonostante questo successo, un numero sempre crescente di Sciblings (i bloggers di Scienceblogs) ha deciso negli ultimi giorni di chiudere il proprio blog, per motivi imputabili soprattutto ad alcune recenti scelte editoriali del gruppo Seed Media che detiene la proprietà del network.

In particolare è stata la scelta del gruppo di pubblicare un blog sulla nutrizione curato dalla PepsiCO, già di per sè una bella contraddizione in termini.
A poco sono servite le parole di rassicurazione del CEO Adam Bly circa il carattere onesto ed indipendente dell’iniziativa, e nemmeno la chiusura dopo pochi giorni del sito incriminato è riuscita a tamponare l’emorragia di blogger.

Molti dei quali hanno scritto post corrosivi e pieni di risentimento, critici verso l’approccio antiscientifico e mirato al profitto.
Come fa notare giustamente Bora in questo post, scrivere per un network di proprietà di una media company inevitabilmente comporta un approccio differente da quello che si terrebbe su un blog personale o su un sito di PLOS.

Scienceblogs.com is Media.
Scienceblogs.com has always been the project of the Seed Media Group, thus at least a self-designated media organization. But since the moment our blogs got indexed in Google News we de facto became writers for a media organization. I am not sure some of my SciBlings really understood the importance of that day and how that changed who we are and what we do.

We here at Scienceblogs, by virtue of moving from our individual blogs to the network, have largely left the realm of “distributed by individuals to each other”. We are the Media. Which means we need to be aware of it, and behave accordingly. This does not mean we have to change anything about our blogging. After all, we were picked and hired in the hope we would continue to do exactly what we were doing with our blogs before the move to Sb. But the same picture of a cat posted on WordPress just for fun, as a hobby, becomes News once posted on Scienceblogs.com. Gotta keep that in mind at all times.

Nel web bastano poche scelte sconsiderate per compromettere una buona reputazione costruita in molti anni, e dubito che Scienceblogs riuscirà a risollevarsi in tempi brevi.
E soprattutto a trovare da un lato inserzionisti disposti a pubblicizzare i loro prodotti, e dall’altro nuovi blogger la cui reputazione può essere messa in dubbio in ogni momento dalle scelte del network.
Come quella di rifiutare un post sull’incidente di Bhopal perchè di taglio critico verso la Dow Chemicals (che detiene la proprietà della società che causò il disastro), potenziale advertiser sulle pagine del network.

Se i blog parlano di scienza devono parlare di fatti e non dovrebbero essere condizionati da altre logiche, in particolare quella del profitto.
Purtroppo Scienceblogs è il prodotto di una compagnia che ha proprio nel profitto il suo obiettivo principale, contro il quale prima o poi i blogger avrebbero dovuto scontrarsi.

Per avere un’idea dell’intera vicenda consiglio questi due post (1 e 2).

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Spugna…

10
07 2010

Ritorno da uno dei sempre più frequenti periodi di esilio dalla tecnologia e dai media che mi impongo quando mi accorgo di essere entrato in [information overload mode ON].
La sensazione è quella di una spugna arrivata alla saturazione, e sono necessarie un paio di settimane per strizzarmi e filtrare come i simpatici poriferi i contenuti utili da tutto il restante assimilato attraverso feed e siti web.
E paradossalmente il numero di idee per dei post diminuisce proprio quando sono investito da flussi più elevati di informazioni.
Il discorso è diverso per le fonti cartacee come libri e giornali, che riesco a gestire in modo meno passivo (questo è il primo motivo per cui non ho intenzione di comprare un iPad o qualcosa di simile) e che in questi periodi di hiatus mi godo con più soddisfazione.
Come anche gli ultimi cd acquistati, troppo spesso relegati loro malgrado alle casse del pc e non a quelle più valide del “trascurato” impianto stereo.

Ed a conferma delle mie impressioni, l’occhiata furtiva che ho appena lanciato a Liferea mi sta facendo venire la tentazione di segnare come “già letti” quel gozzilione di feed che ho in arretrato, oltre a convincermi ad eradicare molte delle fonti non necessarie a cui sono iscritto (anche su Twitter)…

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Consoliamoci così…

20
06 2010

prepare kiwi Consoliamoci così...
Dopo aver visto una Nazionale italiana scadente e decisamente sopravvalutata fare la figura meschina che le si addice, e letto su Twitter gli sberleffi di mezzo mondo con argomento principale la pizza con i kiwi, l’unica consolazione è buttarla sul ridere…

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Monitorare le acque del Golfo del Messico con R…

12
06 2010

In seguito all’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, l’EPA ha avviato un programma di monitoraggio straordinario delle acque del Golfo del Messico, in particolare presso le coste di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, per valutare la presenza di petrolio e altri rifuiti oleosi (sezione “Waste Management“), sostanze inquinanti associate sia al petrolio che ai prodotti utilizzati come dispersanti (sezione “Water data“), inquinanti in aria (sezione Air data) e sedimenti (sezione Sediments data).
Nei dataset dei risultati delle analisi che vengono pubblicati periodicamente sul sito sono incluse anche le coordinate di ciascun punto di monitoraggio, in modo da poterne visualizzarne le variazioni su una mappa della zona.

Per chi volesse farlo con R, è possibile utilizzare le mappe messe a disposizione dalla libreria “maps” seguendo questo post su R-Chart.

Io ho preferito usare il pacchetto “RgoogleMaps“, che fornisce una comoda interfaccia per recuperare mappe statiche da Google ed usarle come sfondo per altri grafici realizzati con R.
I dati che ho utilizzato sono quelli relativi alle analisi sulle acque, nelle quali nessuna delle sostanze testate è stata fino ad ora rilevata in concentrazioni significative.
Il grafico indica quindi solo le posizioni dei punti di monitoraggio (il fine del post è di mostrare l’utilità delle funzioni “maps” e “RgoogleMaps”), ma nel caso in cui si desideri visualizzare anche la presenza degli inquinanti è sufficiente sostituire le variabili relative alle coordinate con quelle relative alle sostanze (nel formato “data$variabile”).

library(RgoogleMaps)
data=read.table('http://www.epa.gov/bpspill/data/water_sampling_update.csv', header=TRUE, skip=1,sep=",")
myMap <- GetMap(markers="28.738889,-88.589722,black", center=c(29.108889,-89.289722), zoom = 8, destfile = "myMap.png", maptype = "mobile")
PlotOnStaticMap(myMap, lon=data$LONGITUDE, lat=data$LATITUDE, pch=21, col='grey', bg="red", verbose=0, add=F, cex=0.8)

Il marker nero, che indica la posizione della piattaforma, è aggiunto selezionando latitudine e longitudine del punto mediante l’attributo “markers”.
Il tipo di mappe è definito dall’attributo “maptype”.
Usando come nel codice di esempio l’opzione “mobile” (maptype = "mobile"), il grafico che si ottiene è:

oil spill map big2 Monitorare le acque del Golfo del Messico con R...

Scegliendo invece l’opzione “satellite” (maptype = "satellite"):

oil spill map satellite big2 Monitorare le acque del Golfo del Messico con R...

Ricordo che per utilizzare il pacchetto “RgoogleMaps” e la “Google Maps API” è necessario richiedere una “Maps API key“.

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Gatto vintage…

5
06 2010

daisy gatto 2 Gatto vintage...

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