Se durante la lettura del romanzo “Vector” di Robin Cook mi sono ritrovato più volte a criticare le forzature di una trama stracolma di coincidenze improbabili, nel caso di “Calliphora” di Patricia Cornwell la cosa ha raggiunto proporzioni imbarazzanti, considerando la caratura dell’autrice e la consistenza delle sue opere passate (almeno nell’ambito del genere giallo). Evito di raccontare la trama, ma chiunque lo abbia letto si sarà certamente accorto che le vicende ormai hanno perso molta della verosimiglianza che aveva caratterizzato quasi tutti i vecchi romanzi, non tanto dal punto di vista scientifico quanto per le scelte narrative…forse a questo punto la Cornwell farebbe meglio a pensare ad un finale definitivo per Kay Scarpetta, inventandosi un personaggio del tutto nuovo e ricominciando a scrivere qualcosa più “C.S.I. oriented”, che inviti il lettore a finire il libro per sapere chi è l’omicida senza sorbirsi l’ennesimo colpo di scena che sembra essere messo lì solo per giustificare la trama del romanzo successivo.
Giovedì uscirà con Repubblica il “Codice Da Vinci” di Dan Brown, che sono curioso di leggere dopo tutte le opinioni discordanti che ho sentito…spero solo di non ritrovarmi per la terza volta consecutiva di fronte ad una mezza ciofeca…


2 Commenti
non aspettarti troppo. le polemiche sono assolutamente sproporzionate all’opera (oltrechè dirette a quella sbagliata)
Lo leggerò anch’io a tempo perso sul treno (di tempo ne avrò parecchio!!!)
CIAO PISELLONE