Era un giorno di febbraio del 1951 quando ad una giovane donna di colore chiamata Henrietta Lacks venne diagnosticato un cancro della cervice.
Il medico che la visitò notò che la massa era diversa da tutte le altre viste finora, e prelevò un campione di tessuto che fece analizzare da uno scienziato di nome George Otto Gey.
Quello che Gey scoprì era che quelle cellule mostravano un ritmo di crescita ed una capacità di sopravvivere in vitro impressionanti.
Aveva isolato la prima linea cellulare umana immortale.
Questa linea cellulare, a cui è stato dato il nome HeLa, dalle iniziali della Lacks, esiste ancora oggi, sebbene lei sia morta da più di sessant’anni, ed è uno degli strumenti più potenti utilizzati nella ricerca medica: dallo sviluppo del vaccino contro la polio, alla ricerca sul cancro, agli studi di genetica (qui una bella infografica di Wired).
Buona parte delle ricerche che hanno portato al conseguimento dei più recenti premi Nobel per la medicina includevano l’utilizzo delle cellule HeLa.
Ed il giro d’affari ad esse legato è enorme.
Tuttavia il nome di Henrietta Lacks è rimasto pressochè sconosciuto per molto tempo.
Il motivo è che le sue cellule sono state prelevate senza informarla o senza chiederle il consenso.
Anche il marito ed i figli hanno scoperto solo vent’anni dopo la sua morte che lei era in qualche modo “ancora viva”, e che l’industria multimilionaria che lei aveva contribuito a fondare non aveva condiviso con loro alcun profitto.
La storia di Henrietta e della sua famiglia viene ora raccontata nel libro “The Immortal Life of Henrietta Lacks” di Rebecca Skloot, in cui vengono affrontati temi come la sperimentazione sugli afroamericani e sulla loro difficoltà di integrazione, la mancanza di informazione medica, la bioetica ed i diritti che abbiamo sul nostro materiale biologico (un buon esempio di quanto questo argomento sia delicato è il caso Moore v. Regents of the University of California).
Qui (oh signùr, sto linkando Oprah) potete leggere un estratto del libro.
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Henrietta, e la sua vita dopo la morte…
Il medico che la visitò notò che la massa era diversa da tutte le altre viste finora, e prelevò un campione di tessuto che fece analizzare da uno scienziato di nome George Otto Gey.
Quello che Gey scoprì era che quelle cellule mostravano un ritmo di crescita ed una capacità di sopravvivere in vitro impressionanti.
Aveva isolato la prima linea cellulare umana immortale.
Questa linea cellulare, a cui è stato dato il nome HeLa, dalle iniziali della Lacks, esiste ancora oggi, sebbene lei sia morta da più di sessant’anni, ed è uno degli strumenti più potenti utilizzati nella ricerca medica: dallo sviluppo del vaccino contro la polio, alla ricerca sul cancro, agli studi di genetica (qui una bella infografica di Wired).
Buona parte delle ricerche che hanno portato al conseguimento dei più recenti premi Nobel per la medicina includevano l’utilizzo delle cellule HeLa.
Ed il giro d’affari ad esse legato è enorme.
Tuttavia il nome di Henrietta Lacks è rimasto pressochè sconosciuto per molto tempo.
Il motivo è che le sue cellule sono state prelevate senza informarla o senza chiederle il consenso.
Anche il marito ed i figli hanno scoperto solo vent’anni dopo la sua morte che lei era in qualche modo “ancora viva”, e che l’industria multimilionaria che lei aveva contribuito a fondare non aveva condiviso con loro alcun profitto.
La storia di Henrietta e della sua famiglia viene ora raccontata nel libro “The Immortal Life of Henrietta Lacks” di Rebecca Skloot, in cui vengono affrontati temi come la sperimentazione sugli afroamericani e sulla loro difficoltà di integrazione, la mancanza di informazione medica, la bioetica ed i diritti che abbiamo sul nostro materiale biologico (un buon esempio di quanto questo argomento sia delicato è il caso Moore v. Regents of the University of California).
Qui (oh signùr, sto linkando Oprah) potete leggere un estratto del libro.
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