Archivio della categoria: Medicina

Diagnosi mediche con IBM Watson

82 giorni fa

Watson è un sistema di intelligenza artificiale sviluppato dalla IBM, la cui caratteristica più nota è quella di rispondere a domande poste in un linguaggio naturale.

Un settore in cui si sta sperimentando l’applicazione delle capacità analitiche di Watson è quello medico. L’obiettivo è quello di fornire ai dottori una valutazione sintetica di tutti i dati disponibili in letteratura e nei database medici, velocizzando e facilitando la formulazione di diagnosi.


(se non riesci a visualizzare il video, clicca qui)

Ancora su vaccini, autismo e dati inventati…

399 giorni fa

Le vaccinazioni sono uno strumento preventivo insostituibile per la tutela della salute, ma a quanto pare ci sono ancora troppe persone che non vogliono accettare questo fatto, preferendo basare le proprie opinioni su dati falsi o fonti inattendibili presenti in grande numero su internet.

Negli ultimi giorni sta facendo discutere una sentenza del Tribunale di Rimini che condanna il Ministero della Salute a risarcire la famiglia di un bimbo affetto da una forma di autismo, riconoscendo la causalità tra la somministrazione del vaccino obbligatorio MMR (morbillo, parotite, rosolia) e la comparsa della patologia.

Questa correlazione non è mai stata dimostrata in studi scientifici, tranne in unico caso, rivelatosi in seguito un vero e proprio “falso scientifico“.
A quanto pare la sentenza di Rimini è stata basata proprio sulle conclusioni di questa ricerca.

Lo studio di Wakefield

Nel 1998 fu pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet un articolo ([1]) in cui il medico/chirurgo Andrew Wakefield (insieme ad altri 12 autori) affermava di aver trovato un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino MMR e l’insorgenza di casi di autismo in un campione di bambini.

Sebbene fin da subito le conclusioni della ricerca fossero state messe fortemente in discussione e non confermate sperimentalmente in studi successivi (ad es. [2], [3], [4], [5]), è stato necessario attendere fino al 2010 per la ritrattazione ufficiale dell’articolo da parte di The Lancet.

In alcuni articoli pubblicati sul British Medical Journal ([6]) nel 2011, il giornalista Brian Deer ha documentato l’attività fraudolenta di Wakefield, portando alla luce una condotta disonesta sia dal punto di vista scientifico che etico, che ne ha inoltre motivato la radiazione dall’albo dei medici britannici.

Le conseguenze più evidenti della pubblicazione dei risultati di questo studio sono state una sensibile diminuzione del numero di vaccinazioni ed un aumento dei casi di infezione.
Nel solo Regno Unito il tasso di vaccinazione è sceso in media dal 92 al 73 percento, mentre i casi di morbillo sono passati dai 56 nel 1998 ai 971 del 2007.

Meno evidente è stato l’effetto sull’opinione pubblica, che ha mostrato una lenta ma progressiva diffidenza verso le vaccinazioni, grazie anche alla disinformazione dei media e di siti/forum su internet.
Un esempio abbastanza divertente è quello di uno studio della Wake Forest University, molto citato dai gruppi antivaccinazioni come prova certa del nesso tra vaccino MMR ed autismo.
Il commento di uno degli autori è stato “Non è quello che la nostra ricerca sta mostrando“.

Triste ma vero, un recente sondaggio dell’Università del Michigan ha mostrato come il 24% dei genitori intervistati tenga conto (anche se “solo” il 2% in modo assoluto) delle informazioni sui vaccini diffuse da celebrità come l’ex playmate Jenny McCarthy (una delle paladine del movimento antivaccinazioni americano).

Tra le argomentazioni principali di chi è contrario all’utilità dei vaccini, o addirittura ne ritiene pericoloso l’utilizzo, ci sono le cosiddette “storie vere”, sempre efficaci nel conferire un messaggio, soprattutto quando ci sono di mezzo i bambini.
Ce ne sono però anche di persone per cui la vaccinazione sarebbe stata la scelta giusta, come queste otto raccolte dal CDC.
Un altro esempio è l’esperienza di un anziano medico inglese, o quella di una mamma giornalista.

Perchè è importante vaccinarsi?

Per comprendere meglio l’importanza delle vaccinazioni ho raccolto alcune informazioni utili (ma ce ne sarebbero molte altre):

  • le vaccinazioni hanno ridotto, ed in alcuni casi eliminato, i contagi di alcune malattie infettive che in passato hanno causato numerosi morti e gravi problemi sanitari.
    Rinunciare alle vaccinazioni significa dare ai virus e batteri responsabili di queste malattie una nuova possibilità di diffondersi su larga scala.
    Nel 1974, circa l’80% dei bambini giapponesi era vaccinato contro la pertosse, e si verificarono solo 393 casi, nessuno dei quali letale.
    Purtroppo in quell’anno cominciarono a circolare voci (false) che sostenevano come la vaccinazione non fosse ormai più necessaria, ed anzi potesse creare problemi di salute.
    In soli due anni, il tasso di vaccinazione scese al 10%.
    Nel 1979 si è verificata una enorme epidemia di pertosse, con più di 13000 casi, di cui 41 letali.
  • immunizzare i bambini significa anche diminuire il rischio di contagio per soggetti a rischio, come quelli che non possono essere vaccinati per ragioni mediche o di età.
  • virus della polio. La vaccinazione obbligatoria a partire dal 1966 ha praticamente annullato i contagi in Italia (l’ultimo caso, isolato, risale al 1988).
    In assenza della vaccinazione, la malattia può portare a danni neurologici e disabilità permanenti molto gravi.
  • virus del morbillo. Sebbene la vaccinazione non sia obbligatoria (ma raccomandata grazie alla combinazione con quelle per rosolia e parotite), il morbillo è una malattia molto contagiosa, con complicanze come diarrea (1 caso ogni 6), otite (1 ogni 20), polmonite/bronchite (1 ogni 25), convulsioni (1 ogni 200), encefalite (1 ogni 1000), morte (3-10 ogni 10000).
    Se il numero di casi con complicazioni sembra troppo basso per giustificare l’immunizzazione, basta pensare che prima della disponibilità del vaccino praticamente chiunque si ammalava di morbillo.
  • virus dell’epatite B. Un solo dato a giustificare l’obbligo di vaccinazione: circa il 25% dei bambini che si ammalano della forma cronica della malattia muore di patologie legate al fegato in età adulta.
  • analoghe considerazioni possono essere fatte per il vaccino per difterite, tetano e pertosse.
  • i bambini nascono con un sistema immunitario già molto potente, ottenuto dalla madre, in grado di fronteggiare molte malattie. La necessità della vaccinazione non è quella di sovvenzionare le aziende farmaceutiche per farmaci che esercitano un’azione terapeutica che l’organismo è già da solo in grado di svolgere in modo eccezionale.
    Ma è quella di evitare le complicazioni legate alle malattie.
  • in altri casi (Haemophilus influenzae b, Pneumococco, Meningococco) il sistema immunitario dei bambini è ancora inadeguato, rendendo quindi la vaccinazione fortemente raccomandabile.
  • per quanto riguarda il numero di vaccinazioni che possono essere somministrate contemporaneamente, in linea teorica il sistema immunitario di un bambino può gestirne senza problemi intorno alle 10000!
  • lo sviluppo tecnologico ha ridotto il numero di antigeni (sostanze in grado di suscitare una risposta immunitaria) presente nei vaccini.
    Nel 1980, il solo vaccino DPTP (difterite, pertosse, tetano, polio) conteneva 3017 antigeni.
    Oggi, per 4 vaccini, il numero di antigeni complessivo è ridotto a 34.
  • i vaccini non indeboliscono il sistema immunitario dei bambini, ma al contrario lo “allenano”, favorendo la protezione anche da altre patologie.
    Inoltre alcune malattie, come quella pneumococcica o la varicella, possono predisporre l’organismo a successive infezioni da parte di altri agenti.
  • per il Thimerosal, un composto utilizzato come conservante per vaccini, è stata ipotizzata una presunta correlazione con casi di autismo, mai confermata da numerosi studi scientifici.
    Nell’Unione Europea e negli Stati Uniti il suo utilizzo è stato progressivamente eliminato nei vaccini ad uso pediatrico (eccetto in quello per l’influenza) per ridurre l’assunzione di mercurio nei bambini.
    Azione prevalentemente precauzionale, in quanto il mercurio era presente in forma (etilmercurio) e concentrazione tali da non rappresentare un potenziale pericolo per la salute.
  • altri componenti presenti nei vaccini (alluminio, formaldeide, gelatine), circa i quali sono state diffuse molte informazioni scorrette, sono invece del tutto sicuri, almeno alle dosi somministrate.
  • il mese scorso si è verificato un importante focolaio di morbillo nella contea inglese Merseyside, con più di un centinaio di casi confermati; di questi, 28 hanno richiesto un trattamento ospedaliero, tre (due adulti ed un bambino) in condizioni molto gravi.

Ovviamente anche i vaccini possono avere effetti collaterali ([7]), in alcuni (rarissimi) casi anche gravi, ma sono ben noti in letteratura, e nella maggior parte dei casi legati a patologie già presenti nel soggetto o a particolari situazioni contingenti (gravidanze, deficit immunitari, allergie).

Perchè si associano i vaccini all’autismo?

Alcune vaccinazioni vengono somministrate nella fascia d’età in cui i bambini cominciano ad interagire in modo attivo con le persone ed il mondo, che coincide spesso col il momento in cui i genitori cominciano a riconoscere i primi sintomi di un disturbo del comportamento.
È probabilmente questa coincidenza a suggerire che ci possa essere una correlazione tra la vaccinazione e l’insorgenza di una patologia neurologica come l’autismo.

Per questi motivi è meglio che i genitori si rivolgano sempre al medico per qualunque informazione in merito a vaccini (e salute in generale, omeopatia inclusa), dubitando di tutto quello che si sente dire in giro o si legge in internet.

Compreso questo post, ovviamente :-)

Fonti:
1
Wakefield, A., Murch, S., Anthony, A., Linnell, J., Casson, D., Malik, M., Berelowitz, M., Dhillon, A., Thomson, M., Harvey, P., Valentine, A., Davies, S., & Walker-Smith, J. (1998). RETRACTED: Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children The Lancet, 351 (9103), 637-641 DOI: 10.1016/S0140-6736(97)11096-0
2
Madsen, K., Hviid, A., Vestergaard, M., Schendel, D., Wohlfahrt, J., Thorsen, P., Olsen, J., & Melbye, M. (2002). A Population-Based Study of Measles, Mumps, and Rubella Vaccination and Autism New England Journal of Medicine, 347 (19), 1477-1482 DOI: 10.1056/NEJMoa021134
3
Hornig M, Briese T, Buie T, Bauman ML, Lauwers G, Siemetzki U, Hummel K, Rota PA, Bellini WJ, O’Leary JJ, Sheils O, Alden E, Pickering L, & Lipkin WI (2008). Lack of association between measles virus vaccine and autism with enteropathy: a case-control study. PloS one, 3 (9) PMID: 18769550
4
Richler, J., Luyster, R., Risi, S., Hsu, W., Dawson, G., Bernier, R., Dunn, M., Hepburn, S., Hyman, S., McMahon, W., Goudie-Nice, J., Minshew, N., Rogers, S., Sigman, M., Spence, M., Goldberg, W., Tager-Flusberg, H., Volkmar, F., & Lord, C. (2006). Is There a ‘Regressive Phenotype’ of Autism Spectrum Disorder Associated with the Measles-Mumps-Rubella Vaccine? A CPEA Study Journal of Autism and Developmental Disorders, 36 (3), 299-316 DOI: 10.1007/s10803-005-0070-1
5
Fombonne, E. (2006). Pervasive Developmental Disorders in Montreal, Quebec, Canada: Prevalence and Links With Immunizations PEDIATRICS, 118 (1) DOI: 10.1542/peds.2005-2993
6
Godlee F, Smith J, & Marcovitch H (2011). Wakefield’s article linking MMR vaccine and autism was fraudulent. BMJ (Clinical research ed.), 342 PMID: 21209060
7
CDC

Una piccola dose di tossicologia…

419 giorni fa

A Small Dose of Toxicology è un testo introduttivo di tossicologia nel quale l’autore Steven Gilbert esamina quali sono gli effetti sulla salute derivanti dalla esposizione ad agenti chimici di uso comune.
Ricordo di aver letto alcuni capitoli della prima edizione (cartacea) in biblioteca qualche anno fa e di averli trovati utili ed interessanti, oltre che accessibili ad un pubblico di non specialisti.

Grazie a questo post su Download The Universe ho appena scoperto che la seconda edizione del testo è disponibile gratuitamente in diversi formati (web, pdf, epub, mobi).
Se vi è piaciuto il libro potete comunque ringraziare l’autore con una donazione alla casa editrice od alla organizzazione no profit che lui stesso ha istituito con l’obiettivo di accrescere la conoscenza sui rischi legati composti chimici a cui siamo costantemente esposti, inclusi alcol, caffeina e nicotina.

Dategli un’occhiata, anche solo per imparare alcuni dei principi essenziali di tossicologia che possono aiutarvi sia a migliorare la qualità della vostra vita che ad acquisire un certo senso critico di fronte a notizie relative ad ambiente e medicina.

Moratoria di 60 giorni sulle ricerche sui ceppi mutati del virus H5N1…

488 giorni fa

Come era prevedibile, gli autori dei due studi sui ceppi mutati del virus dell’influenza aviaria H5N1 hanno aderito alla proposta di una moratoria temporanea degli esperimenti.
Come illustrato in un comunicato ([1]) co-firmato da altri 36 ricercatori del settore, si ritiene che un forum internazionale sia la circostanza più adatta per una discussione sui benefici di questo tipo di ricerche e sulle misure necessarie per garantire che vengano condotte in assoluta sicurezza.

We recognize that we and the rest of the scientific community need to clearly explain the benefits of this important research and the measures taken to minimize its possible risks. We propose to do so in an international forum in which the scientific community comes together to discuss and debate these issues.

We realize that organizations and governments around the world need time to find the best solutions for opportunities and challenges that stem from the work. To provide time for these discussions, we have agreed on a voluntary pause of 60 days on any research involving highly pathogenic avian influenza H5N1 viruses leading to the generation of viruses that are more transmissible in mammals.

In addition, no experiments with live H5N1 or H5 HA reassortant viruses already shown to be transmissible in ferrets will be conducted during this time. We will continue to assess the transmissibility of H5N1 influenza viruses that emerge in nature and pose a continuing threat to human health.

Resta ora da vedere se saranno sufficienti 60 giorni per l’ideazione ed applicazione di una nuova regolamentazione del settore.

Fonti:
1
Fouchier, R., García-Sastre, A., & Kawaoka, Y. (2012). Pause on avian flu transmission studies Nature DOI: 10.1038/481443a

L’insolita presentazione del dottor Brindley…

497 giorni fa

Nonostante in molti ritengano che le conferenze scientifiche siano un modo particolarmente noioso di trascorrere il proprio tempo, se gli argomenti sono di un certo interesse e/o gli oratori delle persone brillanti ci si può in realtà divertire anche prima della fine dei lavori (che in genere è il momento in cui iniziano le attività che stanno davvero a cuore ai partecipanti più viveur, e per le quali i congressi sono solo un pretesto: turismo in belle città o località esotiche, sport, esplorazioni enogastronomiche, studi antropologici sulle popolazioni indigene).

Un esempio, probabilmente il più estremo di sempre, è quello accaduto durante una conferenza della Urodynamics Society a Las Vegas nel 1983, durante la quale il professore britannico G.S. Brindley presentò i risultati dei suoi studi pioneristici sull’autoiniezione di papaverina per indurre un’erezione del pene.

In un articolo pubblicato su BJUI ([1]) uno dei partecipanti riporta che la presentazione si tenne in un piccolo auditorium davanti ad un numero abbastanza limitato di partecipanti, la maggior parte dei quali in compagnia dei propri partner in vista della cena di gala che si sarebbe tenuta subito dopo.

Il Professor Brindley, salito sul palco con indosso una inconsueta tuta sportiva blu, cominciò ad esporre le sue ricerche relative all’effetto di alcuni agenti vasodilatatori sull’erezione.
Avendoli sperimentati su se stesso, ne illustrò l’efficacia attraverso numerose slide con esplicative fotografie del suo pene.
Era tuttavia possibile che l’effetto fosse dovuto ad una stimolazione di tipo erotico e non all’effetto dei farmaci.
Per escludere questa ipotesi aveva quindi bisogno di effettuare un test in una situazione decisamente poco “stimolante” dal punto di vista sessuale, come ad esempio durante un discorso davanti a degli spettatori.

Purtroppo per loro, i prescelti erano proprio gli spettatori che aveva davanti, ai quali spiegò di essersi iniettato della papaverina poco prima nella sua stanza d’albergo, e di aver scelto di indossare un vestito morbido come una tuta sportiva per poter “esibire” i risultati!
Ed è quello che fece, tirando su i pantaloni in modo che fossero attillati contro la “zona” interessata.

Incredibile a dirsi, ritenendo che la tuta nascondesse troppo le sue “argomentazioni”, il professore decise quindi di mostrarle esplicitamente abbassandosi pantaloni e shorts.
Ma il peggio doveva ancora arrivare.
Dopo qualche istante di pausa, davanti al pubblico ormai in apnea, annunciò solennemente che avrebbe permesso ad una parte del pubblico di testare e confermare il grado di turgore.
Appena scese dal palco però, dondolando con i pantaloni alle ginocchia verso il pubblico, le donne della prima fila si misero ad urlare all’unisono in preda al terrore alzando le braccia al cielo.
Stupito di fronte a tale reazione Brindley si rivestì in fretta, ma tornò sul palco nel fuggi fuggi generale e terminò il suo ormai memorabile discorso.

Dubito che qualcuno riuscirà ad alzare l’asticella oltre il limite segnato da Brindley nella gara per la presentazione più incredibile, soprattutto perchè tenuta in una circostanza ufficiale e basata su dati reali che in seguito vennero pubblicati.

Di certo ce ne sono altre, ma un paio abbastanza “creative” sono la famosa chicken chicken chicken e quella immaginaria di questo episodio di The Big Bang Theory).

Fonti:
1
Klotz L (2005). How (not) to communicate new scientific information: a memoir of the famous Brindley lecture. BJU international, 96 (7), 956-7 PMID: 16225508

La tubercolosi resistente ai farmaci in India…

499 giorni fa

La tubercolosi (TBC) è una malattia infettiva causata da micobatteri (in particolare il Mycobacterium tuberculosis), che si trasmette per via aerea e che può attaccare diverse parti dell’organismo umano.
Un terzo della popolazione mondiale è infettato dalla TBC, anche se solo in un caso su dieci la malattia evolve in forma attiva e richiede un trattamento sanitario, in assenza del quale il tasso di mortalità risulta superiore al 50%.
L’unica situazione in cui un individuo può diventare contagioso è quella dell’infezione polmonare, purtroppo la più comune.

Il trattamento medico prevede l’uso di antibiotici su un lungo periodo di tempo (almeno sei mesi), necessario per annientare completamente i batteri ed impedendo loro di acquisire un’immunità che renderebbe più difficili od addirittura inefficaci le cure.
Questa resistenza ai farmaci può essere acquisita dai batteri in seguito ad un trattamento farmacologico errato od interrotto da parte del paziente che non lo ritiene più necessario perchè ha riscontrato un miglioramento nelle proprie condizioni fisiche.

In base alla resistenza verso alcuni antibiotici specifici la tubercolosi viene classificata come:

  • multiresistente (MDR-TB), quando non è bloccata da due farmaci di prima linea, la rifampicina e l’isoniazide
  • estensivamente resistente ai farmaci (XDR-TB), quando non viene curata somministrando tre o più dei farmaci di seconda linea (utilizzati quando il trattamento iniziale mediante farmaci di prima linea risulta inefficace)
  • totalmente resistente ai farmaci (TDR-TB), e quindi (al momento) incurabile

Emergenza in India

Oltre ad essere la nazione con il numero di casi di TBC più elevato al mondo (con circa 1000 morti al giorno!), nelle ultime settimane l’India sta fronteggiando in un ospedale di Mumbai un focolaio del tipo TDR-TB, isolato nei fluidi corporei di dodici pazienti.
Come spiegato da alcuni dei medici di questo ospedale in una lettera inviata all’editore della rivista Clinical Infectious Diseases ([1]), il problema non è legato solo all’incapacità di curare i pazienti infettati da TDR-TB, ma anche allo stato del sistema sanitario nazionale.
Quattro dei dodici malati hanno consultato fino a quattro diversi dottori, in alcuni casi ottenendo prescrizioni per trattamenti antibiotici errati (ed in seguito interrotti prima della conclusione del ciclo).

Sebbene un programma nazionale di controllo della tubercolosi sia stato un successo, solo l’1% dei pazienti con MDR-TB ha accesso diretto ad un trattamento pubblico. La grande maggioranza di questi sfortunati pazienti si rivolge a medici del settore privato per ottenere una cura.
Questo ramo del settore privato in India è uno dei più grandi del mondo ed è privo di una regolamentazione riguardo alle qualifiche professionali dei medici ed alla loro idoneità nella prescrizione di farmaci.

Uno studio precedente condotto a Mumbai ha mostrato come solo 5 medici provati, su un campione di 106, sono stati in grado di prescrivere la terapia corretta ad un ipotetico paziente affetto da MDR-TB.
La maggioranza delle prescrizioni era inappropriata e sarebbe stata utile solo ad amplificare ulteriormente la resistenza dei batteri, convertendo la tubercolosi MDR in forme più resistenti (XDR-TB e TDR-TB)

Fonti:
1
Udwadia, Z., Amale, R., Ajbani, K., & Rodrigues, C. (2011). Totally Drug-Resistant Tuberculosis in India Clinical Infectious Diseases DOI: 10.1093/cid/cir889
2
Image courtesy of Wikipedia