Archivio tag: tim flannery

Da “I signori del clima”

5 anni fa

. un profondo scetticismo ha un ruolo particolarmente importante nell’ambito della scienza, perché una teoria è valida solamente finché non viene confutata. Gli scienziati sono in realtà scettici collaudati, e questo eterno mettere in dubbio il loro stesso lavoro oltre a quello degli altri può dare l’impressione che si possa sempre trovare un esperto pronto a sostenere qualsiasi idea concepibile. Pur essendo la linfa vitale della scienza, tale scetticismo può avere degli inconvenienti quando la società è chiamata a combattere dei pericoli reali.
Per decenni sia le industrie del tabacco che quelle dell’amianto hanno trovato scienziati disposti a mettere pubblicamente in dubbio le scoperte che collegavano i loro prodotti con il cancro. Un profano non è in grado di sapere se il punto di vista proposto rappresenta un’opinione minoritaria oppure quella generalmente condivisa, e così si può essere indotti a credere che nella comunità scientifica vi sia una effettiva divisione su tali questioni. Nel caso dell’amianto e del tabacco, la situazione era resa peggiore dal fatto che il cancro spesso si manifesta anni dopo l’esposizione alle sostanze cancerogene, e nessuno può dire con certezza chi di preciso, tra i molti esposti, sarà colpito.
Seminando dubbi sul legame tra i loro prodotti e il cancro, le compagnie produttrici del tabacco e dell’amianto godettero per decenni di lauti profitti, mentre milioni di persone andavano incontro a una morte orribile.

E così molti hanno reagito con legittima cautela alle notizie relative al mutamento climatico. Dopo tutto, non di rado in passato ci siamo sbagliati di grosso. Nella sua pubblicazione del 1972, I limiti dello sviluppo, il Club di Roma ci spiegò che il mondo stava esaurendo le proprie risorse e predisse la catastrofe nel giro di alcuni decenni. In un’epoca di consumi eccessivi questa presunta carenza di materie prime colpì l’immaginazione del pubblico, sebbene nessuno sapesse con certezza quale quantità di risorse giacesse nascosta sottoterra. Le successive prospezioni geologiche hanno rivelato quanto fossero lontane dal vero a quell’epoca le nostre stime delle risorse minerarie, e anche oggi nessuno è in grado di predire con precisione il volume di petrolio, di oro e di altri materiali che si trova sotto i nostri piedi.
Ma il problema del mutamento climatico è diverso. Questo fenomeno deriva dall’inquinamento dell’aria, e le dimensioni dell’atmosfera sono note con grande precisione, così come il volume di inquinanti che vi stiamo riversando. Il dibattito attuale riguarda l’impatto di alcuni di quegli inquinanti (noti come gas serra) sulla totalità della vita terrestre.
Il mutamento climatico è una terribile minaccia oppure un falso allarme? Un botto o un gemito? Forse è una via di mezzo: un problema che l’umanità dovrà affrontare prima o poi, ma non nell’immediato.
I mezzi di comunicazione di tutto il mondo sono pieni di informazioni che danno sostegno a ciascuno di questi punti di vista. Tuttavia, da un attento esame di quegli stessi mezzi di comunicazione, una cosa risulta chiara: per le persone è difficile valutare spassionatamente il mutamento climatico perché esso ha profonde implicazioni politiche e industriali, e perché deriva dai processi che stanno alla base del successo della nostra civiltà.

(“I signori del clima“, Tim Flannery, 2005)