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il blog di Marcoscan

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Grafici delle variazioni di temperatura e concentrazione di anidride carbonica, confronto tra i dati storici e quelli riservati di Exxon Grafici delle variazioni di temperatura e concentrazione di anidride carbonica, confronto tra i dati storici e quelli riservati di Exxon
Foto: Supran, et al, 2023, Assessing ExxonMobil's global warming projections

Gli scienziati che lavoravano per la compagnia petrolifera Exxon avevano previsto — già a partire dagli anni 70 — i rischi legati all’uso di combustibili fossili. E questo fatto è noto già da tempo. Quello che non si sapeva, almeno fino ad oggi, era il grado di accuratezza di queste previsioni.

Un recente studio1 ha stimato che le proiezioni a lungo termine di Exxon relative agli andamenti atmosferici di temperatura e concentrazione di anidride carbonica sono consistenti con quelli previsti dai modelli indipendenti — accademici e governativi — usati tra il 1977 ed il 2003. Ciò rappresenta una evidente contraddizione con la narrativa condotta dalla compagnia negli ultimi decenni, volta a sminuire il ruolo umano e l’impatto dei combustibili fossili nei cambiamenti climatici.

Tra le previsioni, rivelatesi poi corrette, ci sono anche: il rifiuto della vecchia ipotesi dell’arrivo di una imminente era glaciale — a favore di una super-glaciale2 — indotta dagli effetti dell’anidride carbonica in atmosfera; il periodo — anno 2000 ± 5 — in cui il riscaldamento globale indotto dall’uomo sarebbe stato rilevabile per la prima volta; la concentrazione minima di anidride carbonica in atmosfera che avrebbe portato ad un riscaldamento pericoloso.

Che conseguenze avranno queste novità sulla politica attuale di Exxon? Immagino nessuna, al più l’unico disturbo sarà quello di rilasciare qualche dichiarazione in cui le analisi dei suoi scienziati verranno descritte come un mero esercizio accademico o qualcosa del genere…


  1. G. Supran and S. Rahmstorf and N. Oreskes (2023). Assessing ExxonMobil’s global warming projections. Science, 10.1126/science.abk0063(https://www.science.org/doi/abs/10.1126/science.abk0063 )^
  2. Il termine super-glaciale viene usato per descrivere dei periodi di tempo del passato che sembrano essere stati carattterizzati da condizioni estremamente calde^

Aaron Swartz

L’informazione è potere. Ma come ogni tipo di potere, ci sono persone che vogliono tenerselo per sé. L’intero patrimonio scientifico e culturale, pubblicato nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzato e tenuto sotto chiave da un gruppo ristretto di società private. Vuoi leggere gli articoli che ospitano i più famosi risultati scientifici? Dovrai pagare enormi somme di denaro ad editori come Reed Elsevier.

C’è chi lotta per cambiare tutto questo. Il movimento Open Access ha combattuto valorosamente per fare in modo che i ricercatori non cedano i loro diritti d’autore e che pubblichino invece i risultati delle loro ricerche su Internet, a condizione che ne consentano l’accesso a tutti. Ma anche nella migliore delle ipotesi, ciò sarà valido solo per i testi pubblicati in futuro. Tutto ciò che è stato pubblicato finora andrà perduto.

Questo è un prezzo troppo alto da pagare. Costringere i ricercatori a pagare per leggere il lavoro dei colleghi? Scansionare intere biblioteche, ma consentire solo alla gente che lavora per Google di leggerne i libri? Fornire articoli scientifici alle università d’élite del Primo Mondo, ma non ai bambini del Sud del mondo? Tutto ciò è oltraggioso e inaccettabile.

«Sono d’accordo,», dicono in molti, ma cosa possiamo fare? Sono le aziende che detengono i diritti d’autore, a guadagnare somme enormi facendo pagare l’accesso [alle pubblicazioni], ed è tutto perfettamente legale — non possiamo fare nulla per fermarli». Ma qualcosa che possiamo fare c’è, qualcosa che è già stato fatto: possiamo contrattaccare.

Tutti voi che avete accesso a queste risorse — studenti, bibliotecari o scienziati — avete ricevuto un privilegio: potete nutrirvi a questo banchetto della conoscenza mentre il resto del mondo rimane chiuso fuori. Ma non dovete — anzi, moralmente, non potete — conservare questo privilegio solo per voi. Avete il dovere di condividerlo con il mondo. Avete il dovere di scambiare le password con i colleghi e di scaricare gli articoli per gli amici.

Nel frattempo, tutti voi che siete stati chiusi fuori, non starete fermi a guardare. Vi intrufolerete attraverso i buchi, scavalcherete le recinzioni e libererete le informazioni dai lucchetti degli editori per poi condividerle con i vostri amici.

Tutte queste azioni vengono però condotte nell’oscurità, nascoste nella clandestinità. Sono definite “furto” o “pirateria”, come se la condivisione della conoscenza fosse l’equivalente morale di saccheggiare una nave e assassinarne l’equipaggio. Ma condividere non è immorale — è un imperativo morale. Solo chi fosse accecato dall’avidità rifiuterebbe di concedere la copia di un testo qualsiasi ad un amico.

E le grandi multinazionali, ovviamente, sono accecate dall’avidità. Le stesse leggi a cui sono sottoposte richiedono che esse lo siano — se così non fosse i loro azionisti si rivolterebbero. E i politici sostengono le grandi aziende che li hanno corrotti, approvando leggi che concedono ad esse il potere esclusivo di decidere chi può fare o non fare delle copie.

Non c’è giustizia nel rispettare leggi ingiuste. È tempo di uscire allo scoperto e, nella grande tradizione della disobbedienza civile, dichiarare la nostra opposizione a questo furto privato della cultura pubblica.

Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che non è più coperto dal diritto d’autore e archiviarlo. Dobbiamo rilevare banche dati segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerrilla Open Access.

Se in tutto il mondo saremo in numero sufficiente, non ci limiteremo a mandare un forte messaggio contro la privatizzazione della conoscenza — la renderemo un ricordo del passato.

Vuoi essere dei nostri?

(“Guerrilla Open Access Manifesto”, Aaron Swartz, luglio 2008, Eremo, Italia)

10 anni fa moriva Aaron Swartz .

Un anello per domarli

Pentax anello adattatore per obiettivi M42 Pentax anello adattatore per obiettivi M42
Da sinistra: Obiettivo Vivitar 28mm 1:2.8 Grandangolo - Adattatore K per obiettivi con attacco a vite M42 - Obiettivo Cosinon 50mm f/1.8 Auto

Un obiettivo con lunghezza focale fissa di 50mm1 . Questa è la mia prima scelta — e negli ultimi anni molto spesso l’unica — per scattare fotografie. Il campo visivo simile a quello dell’occhio umano, le minori distrazioni rispetto ad un obiettivo 35mm, la qualità dell’immagine, un indefinito fattore estetico delle fotografie che ottengo. I motivi sono diversi.

Di certo c’è un fattore affettivo, dato che i primi scatti con una macchina fotografica reflex — non digitale — li ho fatti proprio con l’obiettivo 50mm di mio papà. Obiettivo che è stato per troppo tempo inutilizzato e che ho deciso di far tornare in vita, insieme agli altri del corredo che lui si è costruito negli anni.

Poiché sono tutti dotati di un attacco M42, diverso da quello K della mia reflex digitale Pentax , ho dovuto acquistare un adattatore opportuno. La scelta è caduta sull’anello originale Pentax, costoso ma di qualità maggiore rispetto ai cloni cinesi.

Fotografare con questi obiettivi è davvero divertente, nonostante la procedura richieda una certa pazienza ed alcuni accorgimenti supplementari2 — che in realtà sono più una piacevole sfida che un fastidio.


  1. la mia reflex ha un sensore di formato APS-C, quindi per ottenere una distanza focale — equivalente — prossima ai 50mm uso un obiettivo 35mm^
  2. in modalità a priorità di apertura, bisogna mettere a fuoco alla massima apertura prima di selezionare il rapporto focale desiderato^

Giappone 2015

Devo testare il mio nuovo script per la creazione di gallerie di immagini per Hugo. Queste sono alcune fotografie del viaggio fatto in Giappone nel 2015 con Alessandra.

Foto 1

ZXSpectrum+ ZXSpectrum+
Il mio ZX Spectrum+, ancora funzionante dopo 33 anni!

B. B. Mandelbrot, La Formula Della Bellezza - Un Estratto

Nella sua caratteristica essenziale, la formula di Zipf-Mandelbrot era un’eredità della termodinamica statistica: cercava di prendere la «temperatura del discorso». Poteva misurare le differenze da un testo all’altro, da un interlocutore all’altro. Assegnava un voto numerico alla ricchezza del vocabolario di una persona. Bassa temperatura, vocabolario limitato. Alta temperatura, vocabolario ricco. La formula originale di Zipf era una buona approssimazione, ma induceva in errore. A Zipf piaceva l’Ulisse di Joyce perché era lungo, ma anche perché era atipico. La temperatura del discorso poteva diventare un potente strumento di misura sociale: con un numero si registrava il livello di erudizione.

(Benoît B. Mandelbrot , La formula della bellezza )