Virus H5N1
Virus H5N1

Anno 2002

Eckard Wimmer, un virologo della Stony Brook University, dimostra come sia possibile sintetizzare da zero in laboratorio un virus vivo, nello specifico quello responsabile della polio 1. Viene così smentito uno degli assiomi della biologia che sosteneva come la proliferazione di cellule (o virus) dipenda dalla indispensabile presenza fisica di un genoma funzionale per guidare il processo di replicazione.

Anno 2003

Una nuova metodologia 2 consente una riduzione drastica dei tempi necessari alla sintesi di virus.

Anno 2004

Viene istituito il National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), comitato costituito da alcuni dei maggiori esperti statunitensi in microbiologia e armi biologiche con l’obiettivo di definire linee guida su come prevenire la pubblicazione di ricerche in ambito biotecnologico che possano favorire il terrorismo, ma senza rallentare il progresso scientifico.

Anno 2005

Scienziati del CDC ricostruiscono sinteticamente in laboratorio il virus dell’influenza A (H1N1 “spagnola”) che nel 1918 ha ucciso più di 50 milioni di persone 3. Il comitato NSABB non pone nessuna obiezione e lo studio viene pubblicato senza l’omissione di alcun dettaglio.

Anno 2011

Due gruppi di ricerca alterano il genoma del virus H5N1 responsabile dell’influenza aviaria, rendendolo trasmissibile per via aerea tra i furetti, gli animali che mostrano una risposta alla malattia analoga a quella umana. A causa di questa somiglianza, alcuni scienziati ritengono possibile che tale variante del virus possa presentare (o acquisire a causa di mutazioni) le medesime modalità di trasmissione anche nell’uomo, rappresentando così una possibile causa di pandemia a livello globale. E soprattutto una potenziale arma batteriologica a disposizione di terroristi o nazioni “canaglia”.

Per questi motivi il comitato NSABB ha per la prima volta espresso un parere (non vincolante, ma è come se lo fosse) che suggerisce alle due riviste (Nature e Science) che stanno sottoponendo l’articolo a review, di pubblicare i risultati della ricerca omettendo però i dettagli che possano consentire la ripetizione esatta degli esperimenti, andando contro uno dei principi fondamentali delle pubblicazioni scientifiche. Gli autori, pur con riluttanza, hanno accettato di rivedere gli articoli per renderli “inoffensivi”, rimuovendo i metodi e gli elementi “incriminati”, che potranno essere però messi a disposizione di laboratori di ricerca orientati allo sviluppo di vaccini e farmaci.

Il comitato inoltre sta valutando l’introduzione di una moratoria volontaria da parte degli scienziati alla divulgazione di studi simili, per consentire lo svolgimento di un dibattito internazionale sul rapporto rischi/benefici relativo a pubblicazioni dai contenuti potenzialmente pericolosi. Un precedente esiste. Nel 1975, in occasione di un meeting presso Asilomar (California), dopo un periodo volontario di interruzione delle ricerche da parte dei gruppi interessati, vennero definite le linee guida relative all’utilizzo dell’allora nuova tecnologia del DNA ricombinante. La nuova moratoria sarebbe, a differenza di quella che ha preceduto Asilomar, relativa esclusivamente alla pubblicazione dei risultati e non allo svolgimento degli esperimenti.

Ma quanto sarebbe difficile ricreare il virus H5N1?

In risposta alla domanda, un autore di uno degli studi ha risposto:

Non è molto facile, sarebbe necessario un team di specialisti e di strutture molto avanzate. Ed è nostra opinione che la natura sia il più grande bioterrorista. Ci sono molti patogeni in natura che causerebbero molti danni se entrassero in contatto con la popolazione umana. Quindi se il problema è il terrore delle armi biologiche, ci sono molti metodi per ottenerle, decisamente più semplici di quelli che richiederebbe il virus H5N1.

Un’organizzazione terroristica non potrebbe effettuare queste operazioni in un garage. Ma potrebbe recuperare virus già presenti in natura e farli replicare in un garage.

Laboratori in grado di ricreare il nostro virus, come quelli del CDC o del NIH, sarebbero in grado di farlo in poche settimane. Gruppi terroristici o paesi “canaglia” ci impiegherebbero anni.

Secondo Muller, il virologo che ha sintetizzato il virus della polio, la pubblicazione dei dettagli della ricerca non è tuttavia essenziale per un bioterrorista, dal momento che qualsiasi criminale con abbastanza denaro potrebbe condurre un esperimento simile conoscendo addirittura solo le informazioni parziali già trapelate. Sarebbe invece molto utile per condurre esperimenti in grado di fornire farmaci contro virus di origina sia naturale che sintetica, analogamente a ciò che è accaduto con i suoi risultati sulla sintesi ex novo del virus della polio, che hanno aperto la strada a nuove strategie nello sviluppo di vaccini.

Chi ha ragione?

Il dibattito tra chi vuole una scienza libera e chi ritiene necessari dei limiti non finirà tanto presto. Farsi un’opinione sul problema non è semplice. Basta leggere libri come Biohazard, scritto da uno degli scienziati responsabili dei progetti di guerra batteriologica sovietici, per comprendere come già negli anni 80 e 90, ben prima della diffusione delle attuali tecnologie di ingegneria genetica, fossero stati “creati” in laboratorio dei microrganismi spaventosi e letali. Se si considera tuttavia che negli ultimi decenni sono stati rari gli episodi in cui microrganismi (o tossine di origine biologica) sono stati usati come armi per causare danni alle persone, i timori di una parte della comunità scientifica sembrano immotivati, almeno dal punto di vista del bioterrorismo. È probabile che in futuro sia la natura stessa a metterci di fronte ad un virus in grado di effettuare il passaggio interspecie con l’uomo e talmente contagioso da provocare una pandemia. Ma in tal caso, saranno sufficienti le ricerche condotte da un numero ristretto di laboratori (quelli autorizzati ad accedere alle informazioni sensibili) per trovare una cura alla malattia?

Data la delicatezza del tema e le possibili implicazioni, probabilmente la proposta di una moratoria temporanea è la più saggia, dal momento che non comporterà un’interruzione degli esperimenti durante il periodo di discussione pur consentendo un’analisi dello stato attuale e futuro della ricerca biologica.

Image courtesy of Cynthia Goldsmith; Jacqueline Katz; Sherif R. Zaki; CDC


  1. Cello J, Paul AV, & Wimmer E (2002). Chemical synthesis of poliovirus cDNA: generation of infectious virus in the absence of natural template. Science (New York, N.Y.), 297 (5583), 1016-8 PMID: 12114528 ^
  2. Smith HO, Hutchison CA 3rd, Pfannkoch C, & Venter JC (2003). Generating a synthetic genome by whole genome assembly: phiX174 bacteriophage from synthetic oligonucleotides. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 100 (26), 15440-5 PMID: 14657399 ^
  3. Tumpey, T. (2005). Characterization of the Reconstructed 1918 Spanish Influenza Pandemic Virus Science, 310 (5745), 77-80 DOI: 10.1126/science.1119392 ^