Un mondo in cui una persona su sette usa attivamente Facebook, e più di 340 milioni di tweet sono pubblicati ogni giorno, non è più il futuro della comunicazione della scienza. È la realtà di oggi.

Realtà che impone, secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Science 1, una nuova analisi dei rapporti tra scienziati, media e pubblico.

Dall’analisi di dati relativi alla situazione statunitense, si nota infatti come una elevata percentuale (60%) di coloro che cercano informazioni su temi scientifici indichi Internet come la prima fonte a cui rivolgersi. Alcune ricerche ipotizzano che uno dei motivi di questa scelta sarebbe l’eterogeneità dell’offerta informativa, che riuscirebbe a soddisfare anche le necessità di quella fascia di lettori che non possiede la preparazione richiesta per la comprensione del materiale proposto da media tradizionali come quotidiani e televisione (a parte le note eccezioni :-).

A questa tendenza sarebbero associati alcuni problemi, già presenti in altri settori della comunicazione ma relativamente nuovi in quella scientifica:

  • i media tradizionali sono forzati con sempre maggiore frequenza a ridurre gli spazi dedicati alla divulgazione, anche sui rispettivi siti web (che coprono solo il 12% della richiesta di notizie scientifiche on-line da parte del pubblico statunitense), a vantaggio di fonti non sempre attendibili come i blog.

  • gli algoritmi dei motori di ricerca filtrano le informazioni, favorendo i temi più cliccati, condivisi o remunerativi. Con il rischio di trascurare notizie di vero interesse, diffuse per fortuna da blog indipendenti o appartenenti ai network di riviste scientifiche (Research Blogging, Scienceblogging).

  • i social network o i commenti di altri lettori sono in grado di plasmare la percezione delle informazioni. Influenzando così non solo la conoscenza, ma anche le opinioni. Conseguenza trascurabile quando si tratta delle discutibili abitudini riproduttive dei serpenti Thamnophis, tuttavia di grande importanza di fronte a temi come cellule staminali, energia nucleare, biotecnologie, ecc.

La comunicazione della scienza vive quindi in un mondo nuovo, in cui inedite forme di interazione hanno reso i flussi di informazioni più turbolenti e complessi rispetto al passato. Secondo l’autore dell’articolo si rende necessaria una nuova ecologia dell’informazione scientifica, per garantire che in futuro la diffusione della conoscenza sia ancora guidata dai contenuti e non dalle dinamiche dei sistemi di comunicazione.

PS: per restare in tema, tanti auguri a Radio3 Scienza per i 10 anni di trasmissioni!

PPS: ora il blog ha un nome ed un nuovo tema (ed è raggiungibile anche all’indirizzo microbiomi.com)


  1. Brossard, D., & Scheufele, D. (2013). Science, New Media, and the Public Science, 339 (6115), 40-41 DOI: 10.1126/science.1232329 ^