Nella sua caratteristica essenziale, la formula di Zipf-Mandelbrot era un’eredità della termodinamica statistica: cercava di prendere la «temperatura del discorso». Poteva misurare le differenze da un testo all’altro, da un interlocutore all’altro. Assegnava un voto numerico alla ricchezza del vocabolario di una persona. Bassa temperatura, vocabolario limitato. Alta temperatura, vocabolario ricco. La formula originale di Zipf era una buona approssimazione, ma induceva in errore. A Zipf piaceva l’Ulisse di Joyce perché era lungo, ma anche perché era atipico. La temperatura del discorso poteva diventare un potente strumento di misura sociale: con un numero si registrava il livello di erudizione.

(Benoît B. Mandelbrot, La formula della bellezza)